Da quanto emerge dalla lettura del report periodico sulla contrattazione collettiva prodotto dal Cnel sono due: l’alto numero di contratti collettivi sottoscritti e, soprattutto, il fatto che la maggior parte di questi sono scaduti, con tutto quello che ne consegue per il lavoratore dipendente in termini di potere d’acquisto e di rispetto degli aspetti normativi.

I contratti collettivi nazionali di lavoro censiti dal Cnel sono 935, in crescita nell’ultimo semestre del 2020 di 23 nuovi accordi mai prima censiti dato aggiornato al mese di dicembre 2020.

Purtroppo però occorre sottolineare come nella maggior parte dei casi, si tratti di accordi collettivi, per cosi dire, fotocopia o quasi. Ma a pesare maggiormente è la quantità di contratti scaduti alla stessa data. Parliamo di 587 contratti collettivi non vigenti, pari al 62,8% del totale.

Si tratta quindi di oltre dieci milioni di lavoratori dipendenti, un numero cresciuto moltissimo nel 2020. Purtroppo la situazione è peggiorata con la pandemia da COVID-19, che ha inciso su molti aspetti, compreso quello delle relazioni industriali che, infatti, hanno stentato a decollare.

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