Il paragrafo relativo agli ammortizzatori in mancanza di lavoro appare, per molti versi, ancora un cantiere aperto, in quanto sono indicate le linee guida, ma non si scende poi nei particolari. Rispetto alla Naspi, l’idea del ministero è quella di alleggerire i requisiti di accesso e di ridurre il decalage, senza però indicare in che termini. Il decalage è quel meccanismo che, attraverso la riduzione dell’assegno percepito, dovrebbe convincere il beneficiario del sostegno al reddito ad attivarsi in maniera puntuale nella ricerca di un posto di lavoro. Le regole, che ricalcano in parte quelle già introdotte a suo tempo con la riforma Fornero del 2012, prevedono una riduzione dell’assegno percepito costante nel tempo; a conti fatti, i 1.300 euro del primo assegno quasi si dimezzato passati ventiquattro mesi.

Sempre sul versante Naspi è alle viste un incremento della durata in ragione della età del beneficiario, cosa che riporta, almeno in parte, alle indennità di disoccupazione e di mobilità. La Naspi si affaccia anche nel lavoro agricolo, in particolare per gli operai agricoli a tempo indeterminato. La Dis-coll avrà durata pari ai mesi di contribuzione versata. Anche in questo caso, è necessario un chiarimento per capire qual è il punto di riferimento. La similitudine con la Naspi aiuta: nel calcolo di quanto spettante, l’Inps tiene conto di tutti i contributi validamente versati nei quattro anni precedenti, individuando la durata con la semplice divisione per due. Pure la Dis-coll, quindi, dovrà essere messo un paletto.

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